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La pandemia di SARS-CoV2 ha impattato profondamente sulle vite di tutti i cittadini, ma in particolare su quelle dei pazienti più fragili, esponendoli al rischio di sviluppare forme più gravi di malattia da COVID-19. In questa categoria di pazienti rientrano sicuramente i portatori di trapianto renale che, per effetto delle terapie immunosoppressive anti-rigetto, sono più esposti al rischio infettivo e hanno dimostrato una minore risposta vaccinale rispetto ai soggetti sani.
Gli scienziati del Robert Koch Institute e della John Hopkins University hanno accertato come i vaccini attecchiscano soltanto sul 45% delle persone con ridotte difese immunitarie.
3 studi condotti dai ricercatori del Bambin Gesù di Roma su pazienti con il sistema immunitario compromesso, hanno dimostrato che 3 pazienti immunodepressi su 10 non rispondano al vaccino anti SARS-CoV-2 e che 7 su 10 sviluppino anticorpi e linfociti specifici contro il virus soprattutto dopo la seconda dose ma in quantità inferiori rispetto alle persone sane.
In particolare, uno di questi tre studi, che ha coinvolto pazienti trapiantati di fegato e rene, ha accertato che solo il 58% dei trapiantati rispondano alla seconda dose di vaccino.
In questo contesto gli obiettivi del corso sono porre un focus sulla malattia da SARS-CoV2 nei pazienti fragili e immunodepressi, effettuare un’analisi sulla risposta vaccinale in questo target clinico ed analizzare gli unmeet needs in relazione alla mancata risposta vaccinale nei pazienti fragili e immunodepressi.



