L’ablazione della fibrillazione atriale con elettroporazione prevede l’applicazione di un’energia molto elevata – fino a 1500-2000 volt – ma per un periodo di tempo brevissimo, nell’ordine dei microsecondi. Un meccanismo, questo, che riduce il rischio di complicanze quali la fistola atrioesofagea o la lesione del nervo frenico. Abbiamo chiesto a Massimo Grimaldi, responsabile dell’UO di Aritmologia dell’Ospedale F.Miulli di Acquaviva delle Fonti (Bari), cosa dicono le prime evidenze nell’uomo circa l’utilizzo di questa tecnica. Inoltre, Grimaldi ci ha anche descritto i primi dati preliminari sull’impiego della radioterpia per l’ablazione della fibrillazione atriale (radioablazione).
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